Un poco per volta, continua la premiata serie: “Twitter spiegato a mia nonna”…
Sto includendo negli esempi tanti amici di twitter (siete una vagonata, abbiate pazienza se mi dimentico qualcuno
). A questo punto mi azzardo a presumere che mi capirete quando dico che è tutta gente che merita di essere followata!
Questa volta vi parlerò di interazione tra utenti twitter, menzioni, messaggi diretti e retweet. Per chi non avesse idea di ciò che vado blaterando oppure si fosse semplicemente perso qualcosa:
Menzioni, messaggi diretti e ReTweet
L’interazione tra utenti su twitter, a veder bene, non è poi così obbligatoria, ma è caldamente consigliata. Il concetto stesso di follow qui è la forma di interazione sociale più semplice, ma ne esistono altre, vediamole.
Nella vita reale, quando due persone vogliono interagire socialmente si parlano, e lo stesso avviene su twitter, con poche differenze. Dialogare con qualcuno su twitter è semplice, basta utilizzare nel proprio tweet il nome dell’utente desiderato, preceduto dalla @ (la stessa delle email, una formula molto comune). Questa formula @nomeutente in gergo si chiama ‘menzione’. Vediamo già qualche differenza con un dialogo ‘reale’ tra persone: nell’ambiente sintetico di twitter siamo tutti virtualmente nella stessa stanza, ma non ci è possibile veicolare la conversazione con metodi non verbali (gestualità, sguardo, ecc) per cui è sempre necessario menzionare direttamente il nostro, o i nostri (in caso di conversazione con più utenti) interlocutori. Il contesto da solo non è in grado di far capire il destinatario della comunicazione, ma soprattutto il protocollo prevede che le menzioni vengano viste e ‘ricordate’ come qualcosa a parte e quindi godano di uno status speciale. Ricapitolando, se tutti i tweet degli utenti che seguo compariranno nella mia home, le menzioni oltre a comparire in questo spazio saranno mostrate in una lista separata che solo io posso vedere. Le menzioni possono quindi essere viste come una forma di dialogo, ma non solo, perché la formula @nomeutente è generica e ci sono anche altri modi di usarla.
Facciamo qualche esempio per chiarire meglio il concetto:
il tweet ‘@luke_quentin oh animale sabato sera andiamo a distruggerci all’Alcatraz?’ è un dialogo diretto tra me e l’utente @luke_quentin, mentre al contrario ‘@socor e @robertoragazzo sono due bravi ragazzi’ non implica un dialogo, ma è una pura e semplice menzione. Quello che è importante però è che, in entrambi i casi, l’utente o gli utenti chiamati in causa (@luke_quentin, @socor e @robertoragazzo) si accorgono di essere stati menzionati. Ma come interagiscono allora le due idee di follow e menzione? Sono liberissimo di menzionare qualcuno che non seguo, anche se in realtà non avviene spesso. Viceversa, posso essere menzionato da chi non mi segue, e in entrambi i casi il menzionato se ne accorge!
Ficcanaso e ‘l’effetto stanza’
A questo punto vorrei farvi notare una cosa in particolare: le conversazioni tramite menzione non costituiscono un dialogo privato, al contrario tutti quelli che ci seguono sono liberi di leggerle e, ed è questo per me il punto più interessante, possono partecipare alla discussione! Ovviamente per seguire una conversazione per intero è necessario seguirne tutti i partecipanti (altrimenti si perdono inevitabilmente dei pezzi), e la situazione è simile a quella che si crea quando ci troviamo in una stanza con altre persone e ‘non possiamo fare a meno’ di ascoltare cosa si dicono. In twitter introdursi in una conversazione altrui non è per forza considerato maleducazione, perchè la ’stanza’ è piena di persone che si trovano li proprio per parlare, quindi non c’è una percezione negativa quando qualcuno entra a far parte della discussione ma, soprattutto, non c’è nessun vincolo tecnico che lo impedisca!
Nella pratica questa dinamica (che io chiamo “effetto stanza”) si traduce in uno dei meccanismi più efficaci e naturali per interagire con gli altri e fare nuove conoscenze su twitter (nella vita reale mi insegnano che, in genere, chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni). Del resto, per le chiacchiere riservate esiste una forma appropriata, ovvero il ‘direct message’ o dm, dove solo il destinatario (unico) è in grado di leggere il messaggio perchè autenticato dal sistema. I messaggi diretti sono comodi e riservati, ma non promuovono gli usi sociali di twitter, inoltre sono soggetti ad alcune limitazioni. A parte il solito limite di 140 caratteri, ad esempio, c’è che non posso inviare un messaggio privato ad un utente se questo non mi segue, una misura volta a garantire la privacy ed evitare lo spam selvaggio.
Un tweet fuori dal coro?
Esiste un altro meccanismo di conversazione sociale su twitter che vale la pena menzionare: il ReTweet (abbreviato RT). Avete presente quando sentite qualcosa di carino da qualche parte e lo volete raccontare agli amici? Il RT è la stessa cosa, ma trasposta su twitter. Ci sono oggi due modi di fare un RT: In un primo tempo bastava semplicemente copiare il tweet di qualcun altro aggiungendo all’inizio la dicitura ‘RT @nomeutente‘, dove nomeutente è l’account di chi ha scritto il tweet originale che citiamo. In questo modo si menziona (quindi si da credito a) l’utente che ha scritto il tweet per primo e rimane comunque la possibilità di inserire un piccolo commento in cima o in coda al tweet (limite dei 140 caratteri permettendo!). Questo meccanismo di citazione di twit altrui è veramente molto semplice ed efficace, ma, e questo è il bello, è frutto dell’idea di alcuni utenti (anche se non ho ben capito chi è stato l’inventore) piuttosto che una vera e propria funzionalità del servizio. Successivamente (a fine 2009) al quartier generale di twitter si sono resi conto delle potenzialità del retweet, ed hanno deciso di implementarlo direttamente nel protocollo. La seconda versione del retweet, ovvero quella ufficiale, ha vantaggi e svantaggi, non da la possibilità di fare modifiche a ciò che si ritwitta, e il nome dell’utente che compare è quello dell’utente originale, per contro alcuni tweet che non era possibile ritwittare correttamente (principalmente perchè il nome utente originale è troppo lungo e quindi non ci sta la menzione) sono oggi possibili. Se chiedete a me trovo questa seconda implementazione inferiore all’originale, ma potrei anche sbagliarmi, e tutto sommato il futuro del protocollo è nelle mani dei simpatici nerd di S.Francisco che l’hanno inventato.
Moltiplicato mille
Se scrivete qualcosa di veramente carino e avete molti follower l’effetto dei RT può essere devastante, e a catena! Ciascuno dei vostri follower ritwittandovi espone il vostro update a tutti i suoi follower e, di conseguenza, allarga la visibilità del vostro messaggio di molto, sono addirittura ordini di grandezza se qualcuno dei follower dei follower decide di fare altrettanto, e voi vi accorgete di ogni signolo retweet per via della menzione che ricevete! Se anche solo aveste 10 follower e tra questi qualcuno con più di 10000 follower vi ritwittasse la cosa avrebbe un effetto dirompente in termini di visibilità, per cui, viva il retweet! Non di rado, se lo spazio lo permette, capita addirittura di vedere retweet di secondo livello (cioè RT di RT) per le frasi o le notizie più eclatanti.
Un effetto secondario ma importante del retweet inoltre è il fatto che, vicino al messaggio, c’è il nome del creatore originale, che, passando di bocca in bocca si fa un bel giro del network e, ad ogni passaggio, aumenta la probabilità di racimolare nuovi follower. In sintesi il retweet non è solo uno dei tanti metodi, ma forse anche il più efficace con cui farsi conoscere 140 caratteri alla volta.
continua prossimamente…

























