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Twitter per negati / 2

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Continua la serie di articoli su “Twitter spiegato a mia nonna”, questa volta parliamo di contenuto e di strategie d’uso.

Vai alla prima parte

Cosa posso twittare?

140 caratteri possono sembrare pochi per esprimersi, ma in certi casi sono pure troppi, ed è evidente che in realtà tutto dipende da cosa voglio dire! L’idea originaria su cui si basa twitter è la più semplice, e cioè di scrivere aggiornamenti che rispondono alla domanda: “Cosa stai facendo ora?”. Facile come bere un bicchier d’acqua, e forse un po’ banale, ma è il concetto base del microblogging, per cui ogni tweet diventa la singola voce di un diario delle azioni o degli eventi della giornata.

Detto così non sembra molto interessante, non capita di rado di leggere aggiornamenti del tipo “Esco a bere il caffè”, “Accendo la tele aspettando Inter – Milan” o “Oggi sono proprio stanco, mi sa che vado a letto”. Ma è possibile che questa “genialata” di twitter si riduca solo ad una interminabile lista della spesa ? E’ possibile, e per la verità capita abbastanza spesso.

Vi ricordo che twitter di per se è solo un mezzo di comunicazione, e che l’oggetto della comunicazione lo decidete solamente voi!

E così c’è chi su twitter:

Scrive poesie:

Mi invento sempre un ostacolo immaginario per impedirmi la vista del mare aperto. Sono uno scoglio nato. (@robertoragazzo)

Cita personaggi famosi:

Dreams come true. Without that possibility, nature would not incite us to have them. – John Updike (@iQuote)

Fornisce puntatori utili ad altri siti internet:

The Art of Making It Rain Dollar Bills – http://bit.ly/1omlF4 (@Minervity)

40 Killer Minimalist Blog Designs http://bit.ly/2mNemk via @Creattica (@VECTORTUTS)

Ti insegna a cucinare:

Barbara Adams: Bacon Wrapped Stuffed Dates Recipe Collections, Quick and Easy … http://bit.ly/6wjlSF #twine (@Civis)

Condivide le cazzate:

sup? [PIC] http://bit.ly/5qnByl (@KevinMinott)

Ti dice che ore sono:

BONG BONG BONG BONG BONG BONG BONG BONG BONG BONG BONG (@big_ben_clock)

E mi fermo qui perchè, come avrete capito, il limite è dato solo dalla fantasia di chi usa  il servizio…

Non vorrei a questo punto suggerirvi uno stile di scrittura in particolare, più che altro mi accontento di mostrarvi una carrellata delle “filosofie” più diffuse su come si possa usare il servizio, e sono VERAMENTE tante!

C’è chi usa twitter per insegnare, e suggerisce risorse online, articoli, guide, manuali, ecc… chi per farsi pubblicità, perchè twitter è un mezzo per fare marketing rapido, efficace e soprattutto misurabile. C’è chi usa twitter per parlare con gli altri, per conoscere gente o per sfogarsi, insomma con uno scopo sociale, per fare gruppo o per scambiare idee ed opinioni. Da questo punto di visto twitter è un social network diverso, per natura, da facebook e myspace, e il livello di interazione con gli altri può essere addirittura nullo, al di la dell’operazione di follow, e dipende da cosa l’utente sceglie di fare. Moltissimi utilizzano twitter come mezzo per raccontare notizie (come in Iran), o magari opinioni, perché è un mezzo rapido e nuovo, per ora in grado di sfuggire alla censura. Si può usare twitter per cercare lavoro o per offrirlo, per pubblicare un annuncio o per scrivere su una bacheca virtuale e soprattutto globale. C’è chi twitta per insultare, per lodare, per seguire da vicino i VIP (che spesso twittano assiduamente) o per SPAMMARE: Da questo punto di vista tutto il mondo è paese.

Sembra strano vero? di fatto le cose che ho elencato non sono nuove, sono le stesse che già si possono fare in generale su internet, a patto di visitare forse decine o magari centinaia di siti diversi. Su twitter tutto sommato potrebbero bastare un cellulare e una connessione dati.

Cosa sarebbe meglio evitare

In genere valgono le considerazioni solite per tutti gli scritti, ricordate quando la maestra alle elementari diceva come non andava scritto un tema? Una cronaca sterile della giornata non vi porterà molti follower, prima di twittare qualcosa è sempre bene pensare: “Qual’è il valore aggiunto di questo tweet per qualcuno che non sono io?” e “Se qualcun altro twittasse questo, a me interesserebbe?”. Tanto per cambiare, come in tutte le attività umane, la parola chiave è sempre una: l’interesse. Vale per la televisione, per i libri, per i siti internet e, ovviamente, anche per twitter!

Raccontare la propria giornata può essere interessante, anche se nella maggior parte dei casi non è così. Ma se fosse la giornata di un personaggio famoso invece di quella di un comune cittadino? Cambierebbe tutto! Britney Spears ha quasi 4 milioni di followers e dai suoi tweet non si impara granchè; tuttavia la notorietà fa sì che qualsiasi azione, anche la più banale, diventi speciale perchè è Britney (nella top10 delle parole più cercate in google news ’05) a compierla. Personaggi famosi a parte, quando vi viene voglia di aggiornare il mondo riguardo al vostro prossimo caffè o allo stato della vostra igiene orale, pensateci un attimo, forse è il caso di soprassedere.

Dopotutto anche la giornata di ciascuno di noi presenta occasionalmente degli avvenimenti assolutamente fuori dall’ordinario (pertanto più interessanti, come ben sanno i giornalisti) che possono benissimo essere oggetto di tweet. Chi di voi non ha mai vinto alla lotteria? Assistito ad una sparatoria oppure compiuto i primi passi su di un pianeta disabitato? Sarcasmo a parte ci sono moltissime cose “personali” che potrebbe valer la pena di condividere su twitter: festività, ricorrenze, il raggiungimento di traguardi personali e coincidenze memorabili, giusto per citarne qualcuno.

C’è un altro punto importante da tenere in considerazione quando twittate qualcosa, e cioè la rilevanza che questo ha per chi vi segue. E’ l’interesse calato nei panni di ciascuno, cioè nel contesto. Se twitto “vado a prendere il caffè” ha un senso, se twitto “vado a prendere un caffè al Martini di Via Dante” un altro! Nel secondo caso potrei sentirmi dire da qualcuno dai miei follower: “Ma quale, quello davanti alla fermata del tram? nooo, il caffè fa schifo li!“. Capite bene che tra un caffé buono e uno cattivo c’è una bella differenza, no?

Vai alla terza parte

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